"Uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto, nove, dieci, finito! Tanto lo so dove vi siete nascosti... vi trovo eh... !" Giovanni lo urlava a gran voce, e, proprio in quei momenti, quando sentivi la sua vicinanza, voleva dire che dovevi iniziare la tua corsa sfrenata per non essere stanato. L'adrenalina saliva a mille: a cinque anni l'unico scopo, la tua missione, era di non farti stanare a nascondino.
A venti anni è ancora lo stesso. Prendere il più possibile il fiato dai polmoni per respirare e correre, se è necessario. E' il credere in qualcosa, è il non esitare tra i colpi di fucile, sta tutto nel vivere il respiro fino in fondo nel momento della paura, nel momento in cui pensi di morire, nel momento in cui ti rendi conto che non senti nulla, poiché tutto è anestetizzato dal rimbombo della granata scoppiata vicino a te.
A quindici anni di distanza stai ancora giocando a nascondino con la differenza che ti trovi tra le macerie in Bosnia, che non c'è chi conta, c’è solo il fischio che precede la granata, che ti anticipa la fine. Il motivo della tua presenza in quel posto abbandonato da Dio è la missione di pace, è lo scopo umanitario, la menzogna che copre la realtà: potere e guadagno. Capi di stato non ti vedranno morire davanti a loro come tu hai visto l'altro soldato dopo che gli hai sparato, loro non vedranno mai i tuoi occhi spegnersi e la mano che si tende per tentare di aggrapparsi alla vita, non si sentiranno in colpa per averti negato il tuo diritto più grande: quello alla vita.
Giovanni è morto così, tre anni dopo il ritorno dalla Bosnia. Tumore terminale alle ossa per l'esposizione all'uranio impoverito. Nel letto di casa con me che gli tenevo forte la mano. Un anno di agonia dalla scoperta del male, tre mesi di Valium e di Morfina, l'ultima settimana a dose doppia, per non sapere.
Come si può credere ancora nello Stato, come si può ancora avere fiducia dopo che vedi il tuo migliore amico morire per l’egoismo di qualcuno? Come puoi accettare l’idea di morire anche tu per lo stesso motivo? Aver cercato di portare aiuto a migliaia di profughi, e poi tornare nel tuo paese malato, perché non ti avevano informato che fare del bene aveva delle “controindicazioni”. Queste sono le conseguenze della disinformazione in Italia, un centinaio di ragazzi, tornati dalla guerra in Bosnia, sono risultati affetti da cancro.
Paoloni Serena
V S1 ISD'A
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